Realizzare diamanti con le ceneri dei defunti

Realizzare diamanti dalle ceneri dei defunti

Realizzare diamanti con le ceneri dei defunti

Un famoso payoff commerciale, divenuto ormai un vero e proprio proverbio, si riferisce ai diamanti come a qualcosa di duraturo, longevo, che – in poche parole, viva per sempre.

Fino a poco tempo fa nessuno credeva che quel “per sempre” sarebbe stato preso alla lettera, in una chiave di lettura eterna che si staglia a metà fra il celebrativo e, stando alle opinioni, il macabro.
L’industria diamantifera infatti da alcuni anni permette una pratica alquanto inusuale, frutto dello sviluppo tecnologico nell’ambito dei diamanti sintetici: stiamo parlando della “diamantizzazione” delle ceneri umane, le quali vengono trattate attraverso un processo specifico e parecchio elaborato fino ad essere imprigionate in una gemma del tutto identica a qualsiasi altra. Per sempre.

Come avviene il processo di diamantizzazione

Diamante neroTecnicamente, la scienza oggi permette di attuare complessi procedimenti attraverso i quali la cenere (anche quella derivata dagli esseri umani) viene trasformata dapprima in carbonio, poi in grafite e infine, sintetizzando un procedimento che le leggi della Natura prevederebbero in migliaia di anni, in un bellissimo diamante.

Ovviamente l’operazione ricalca solo in parte il normale processo utilizzato nella produzione dei diamanti sintetici, poiché in aggiunta vanno integrati specifici trattamenti dettati dalla natura “speciale” della materia prima.
Il costo dell’operazione è variabile, si va dai quattromila euro per un diamante di caratura 0.3, sino ai quattordicimila se si richiede una realizzazione basata su un diamante da un carato.

ll mercato del settore in Italia e nel mondo

La pratica di realizzare un diamante con le ceneri di un defunto è possibile ormai da almeno sette anni, grazie alla “felice” intuizione di una ditta Svizzera, tuttavia ad oggi i risultati stentano a decollare, soprattutto in Italia.

Mentre infatti nel mondo la produzione attuale si attesta intorno al migliaio di gioielli l’anno, in Italia non si superano i dieci casi che, in tutto, hanno deciso di dire si a questa “memoria” alternativa.

I risvolti etici

Le motivazioni alla base del successo altalenante dell’iniziativa sono da ritrovarsi principalmente in un punto di vista “etico”: probabilmente
paesi dalla radicata appartenenza cristiana, come appunto l’Italia ma, per esteso, anche gran parte del Sudamerica, tendono a rifiutare il concetto di cremazione abbinato ad un’operazione che – a tutti gli effetti – mostra un retrogusto spiccatamente commerciale.

Non è passata inosservata un recente disegno di legge del senatore Carlo Giovanardi, il quale promuoveva l’idea di rendere illegale in Italia questo tipo di procedura, alla luce – si legge – di un vero e proprio vilipendio di cadavere.
Ovviamente si tratta di posizioni estreme, seppur condivise da diverse persone nel paese. Dall’altra parte, chiaramente, c’è l’opinione degli entusiasti, come quella – ovvia –  di Walter Mendizza, amministratore delegato della società italiana consociata alla Algordanza, la compagnia svizzera che si occupa della diamantizzazione dei defunti.

Il team guidato da Mendizza ritiene che tale iniziativa vada presa nella giusta direzione di intenti a cui intende riferirsi: a prescindere dal valore commerciale della cosa, il concetto che Algordanza intende promuovere è quello di poter custodire per sempre un segnale “tangibile” e prezioso del proprio ricordo riferito a un caro estinto.

Il diamante, per natura, è bello, puro e indistruttibile. E sono esattamente questi i tre concetti base che la società svizzera intende comunicare in abbinamento al commiato, al lutto e al successivo ricordo eterno delle persone a noi vicine, ora perdute.

Le implicazioni praticheRicavare diamanti dalle ceneri dei defunti

Va detto che, di fatto, il modello proposto da Algordanza oltre a legittimare una pratica che abbina scienza e gioielleria, consente di fare un passo in avanti (o indietro, o laterale, a seconda delle opinioni) rispetto all’attuale concezione di custodia dei defunti, basata per lo più sul modello del cimitero standard.
Molto probabilmente, a lungo andare, questo modello sarà destinato a collassare, o quantomeno richiederà opportune correzioni al fine di non congestionarsi sotto il peso dell’incremento demografico.

In Giappone sembrano avere decisamente a cuore questo aspetto, abbinandovi un sincero entusiasmo verso quest’iniziativa. Basti pensare che ad oggi la terra del Sol Levante rappresenta più del 25% dell’intero fatturato annuo di Algordanza, anche in virtù di una tendenza alla “replicazione” del prezioso gioiello.

Si, perché da una recente intervista a Rinaldo Willy, presidente di Algordanza, si evince che i giapponesi richiedano molto spesso di avere diverse copie dello stesso diamante, al fine di poter distribuire un “monile-ricordo” ad ogni parente. Willy ci specifica inoltre che da una singola persona è possibile ottenere sino a cinquanta diamanti diversi, gestendo il processo di evoluzione in carbonio al fine di produrre diverse repliche di futuri diamanti.

Come è fatto un diamante realizzato con le ceneri dei defunti?

Logo AlgordanzaIn realtà, questo aspetto può risultare il più affascinante (e inquietante, al tempo stesso): così come in natura, sulla quale incidono le leggi stesse dell’atmosfera, anche i diamanti sintetici realizzati con le ceneri dei defunti hanno una loro inalienabile unicità.

Le ricerche effettuate dai laboratori di Algordanza, avvalorate dalla casistica presentatasi negli anni, testimonia che il colore del diamante realizzato con le ceneri tende generalmente al blu (per via della componente molto diffusa di boro nel corpo), seppur con gradazioni cromatiche diversissime tra loro. Ma si tratta solo di una media ponderata, di fatto i diamanti realizzati possono essere chiarissimi o, viceversa, quasi completamente neri. A testimonianza, volendo compiere un’iperbole interpretativa, che l’individualità dell’essere umano si traduca perfettamente nella sua traduzione diamantifera.

Da un punto di vista gemmologico, invece, il diamante in questione non presenta alcuna differenza rispetto a qualsiasi diamante creato in laboratorio, pertanto la sua quotazione – al netto della componente “creativa” del processo realizzato dall’azienda – sarà esattamente pari a quella di un diamante sintetico standard, sulla base delle differenti carature.

Il cliente-tipo in Italia

Seppur come detto l’idea di ingabbiare il proprio caro in un diamante stenti a decollare in Italia, è possibile ad oggi tracciare un profilo medio dell’italiano che si affida a questo tipo di servizio: tendenzialmente donna, di cultura medio-alta, rigorosamente della zona centro-nord del paese e non necessariamente di rango sociale elevato.

Quel che è certo è che, per quanto i progressi della scienza ridiscutano costantemente il confine delle nostre abitudini, l’idea di creare un diamante con le ceneri umane solletica la fantasia di molti. Ma nonostante questo, l’atavico conflitto interiore che in ognuno di noi cerca di scendere a patti con il concetto di “fine”, molto probabilmente, continuerà a mantenere a distanza la magia di un oggetto prezioso da indosso come il diamante. Almeno in Italia.

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