I diamanti nel mondo del cinema: esempi e curiosità

diamanti nella filmografia

I diamanti nel mondo del cinema: esempi e curiosità

Il panorama cinematografico è denso di riferimenti alla vita quotidiana: sia quella che viviamo ma, soprattutto, quella che immaginiamo. Ecco perché la magia di un film traduce in realtà i nostri sogni e i nostri pensieri più alti, rendendo accessibili le icone della società che consideriamo irraggiungibili. I diamanti, simbolo di prestigio e ricchezza eterea, ricoprono ad esempio un ruolo molto importante. Vediamo quali sono i riferimenti più importanti a questa splendida gemma nel mondo del cinema.

Perché vengono utilizzati i diamanti nel cinema?

Partiamo da un presupposto: nella maggior parte dei film in cui sia necessario inserire un ambìto tesoro in gioielli, verranno utilizzati dei diamanti.
Il perché è facile ad intuirsi: un diamante è un’icona di prosperità molto più efficace a livello comunicativo del denaro. Si presta meglio di qualunque altra pietra a rappresentare un contesto elitario e, spesso, si rende protagonista dei migliori filoni narrativi nel genere spy e poliziesco.

Inoltre, un diamante può essere raro, ed avere – magari – una storia molto antica alle sue spalle. Il denaro può colpire solo in termini di quantità.

Il fattore visivo

blood-diamond-di-caprioDa un punto di vista squisitamente tecnico, peraltro, l’utilizzo dei diamanti restituisce al pubblico un impatto visivo difficilmente replicabile utilizzando altri tipi di pietre preziose. Questo aspetto ha comportato, soprattutto in passato quando le moderne attrezzature da ripresa non erano concepibili, uno sforzo notevole per le regie cinematografiche.

Come sappiamo, infatti, il diamante gode di una rifrazione della luce unica nel suo genere, motivo che distingue questa pietra in bellezza, per distacco, rispetto a molte altre. La capacità di rappresentare la brillantezza della pietra attraverso le lenti delle telecamere fu, nel periodo del Melò (anni ’50 e’60), causa di sforzi tecnici non indifferenti.

Le camere dell’epoca non erano preparate a restituire alla pellicola un grado sufficientemente chiaro di lucentezza, senza che essa incidesse negativamente sul fuoco generale della scena. Per ovviare a questa problematica molto spesso si ricorreva a due girati (uno solo per il diamante, e uno per tutto il quadro scenico) che venivano poi riuniti in post-produzione. Con buona pace dei poveri montatori, che ancora non disponevano degli avanzatissimi programmi digitali odierni.

Diamanti… che non sono diamanti

Non di rado, e sempre più spesso, nei film vengono utilizzati diamanti sintetici in luogo dei diamanti naturali.

Questa scelta, per quanto all’apparenza trascurabile, ha motivazioni ben precise: il diamante sintetico rappresenta anzitutto un costo minore nelle tipologie utilizzate dall’industria cinematografica (soprattutto per quelli di grandi dimensioni), e sempre di più vi si affianca anche una seconda ragione, di natura etica: il diamante sintetico viene prodotto chimicamente, non sostiene l’espansione mineraria e non rischia dunque di provenire – agli occhi del pubblico – da zone ad alto rischio per questo tipo di mercato.

Leonardo di Caprio stesso, a seguito del suo lavoro in Blood Diamond (che tratta appunto la spinosa quanto drammatica questione dei cosiddetti “diamanti insanguinati”) divenne uno tra gli esponenti maggiori in favore dello sviluppo dell’industria sintetica per il diamante.

Miglior attore protagonista: il diamante

I film in cui i diamanti compaiono con ruoli sostanziali sono numerosissimi, senza contare tutte le pellicole in cui le gemme occupano “mansioni di sfondo” delle storyline. In quel caso potremmo dire con certezza che il diamante è l’eterna costante dell’industria cinematografica.

In Titanic, la famosa pellicola di James Cameron datata anni ’90, l’oggetto simbolo della linea narrativa è l’”Heart of the Ocean”, il Cuore dell’Oceano, un rarissimo diamante blu appartenente alla giovane Kate Winslet che viene ritrovato decenni dopo il disastro.

Ma il ruolo dei diamanti coinvolge spesso altre icone del panorama prezioso. In Colazione da Tiffany, la famosa gioielleria della 5th Avenue di New York aprirà i battenti di domenica per la prima volta nella storia, solo per permettere di girare la sequenza in cui una giovane Audrey Hepburn osserva ammirata la “brillante” vetrina della boutique.

Senza contare il già citato Blood Diamond, che aprì un importante filone di denuncia sul fiorente – allora come oggi – mercato illegale dei diamanti in Sierra Leone. Per la prima volta nella storia del cinema la gemma assume i connotati sinistri della tragedia, smettendo i classici panni di icona di stile ed eleganza.

Quante volte poi ci è capitato di notare i diamanti come merce di scambio nei longevi franchising di 007 e di Mission Impossible?

Diamanti contesi, rubati, amati

A tal proposito va notato quanto un diamante, agli occhi degli sceneggiatori cinematografici, sia accostato quasi sempre ad una contesa, una ricerca spesso vana. La gemma per eccellenza, nella penna degli scrittori per il cinema, rappresenta il potenziale principe di una rincorsa forsennata, alla ricerca di una ricca buonuscita o un vitalizio dorato. È il caso di The Snatch, pellicola con Brad Pitt protagonista, in cui un sacchetto di diamanti rubati genera un incredibile effetto a catena, in un susseguirsi di eventi tragicomici dal sapore noir.

Ma in fondo, più di tutto, un diamante è un simbolo d’amore. È il baluardo delle proposte di matrimonio più romantiche della cinematografia internazionale, l’alfiere del sentimento che, per quanto si cerchi di soffocarlo, riaffiora ad ogni occasione. I gioielli di Madame de… traducono alla perfezione questa chiave di lettura, in un love-drama in bianco e nero (1961, per la precisione) che testimonia il viaggio interminabile di due orecchini di diamanti a forma di cuore, e dei suoi tormentati protagonisti.

Che fine fanno i diamanti “cinematografici”?

La rassegna potrebbe essere pressoché infinita, basti pensare che, ad oggi, il mercato di diamanti collegato alla cinematografia ricopre un settore “a sé”.
È curioso infatti notare che la maggior parte dei gioielli utilizzati nelle pellicole cinematografiche sono poi destinati a battute d’asta, vendite private e vere e proprie contese, degne magari dei ruoli che hanno impersonato nei film!

Le pietre “famose” arrivano ad incrementare anche notevolmente il loro valore di mercato, sfidando la brama di collezionisti e filantropi che, nel loro piccolo, cercano di accaparrarsi un lucente frammento di immortalità.

 

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